Archivio per giugno 2008

Nervosi

Ho preso un giorno libero. Motivato, chiedendo se andava bene o se per qualche ragione era meglio rimandare (visto che potevo farlo). MI è stato detto che non c’erano problemi e così oggi sono a casa per una semplice visita medica e un po’ di relax e domani torno al lavoro.

Bene, nel corso del pomeriggio ho già ricevuto due chiamate dal lavoro: la prima per dirmi che aveva chiamato una cliente (e io da qui che ci posso fare?) e la seconda dal capo per chiedermi se arrivavo oggi oppure no. Dico io, lo sapete che andare a casa a fare una visita per me vuol dire fare duecento km all’andata e duecento al ritorno. Ho chiesto e mi avete detto che andava bene. Non è per nessuna urgenza che mi chiamate quindi dico io: è possibile che da venerdì a lunedì nemmeno più vi ricordate che ho semplicemente chiesto una giornata libera?

In ufficio c’è chi ha la bella e frequente abitudine di chiamare di prima mattina e dichiarare a scelta mal di pancia, emicranie e febbri dell’ultimo minuto (un po’ troppo frequenti per crederci, viste anche le facce riposate e abbronzate del ritorno), io invece mi preoccupo addirittura di chiedere se posso prendere il giorno o se è meglio rimandare e poi in un pomeriggio già mi chiamate in due?

Fose la strategia dell’onestà e la disponibilità (ho detto per cosa venivo su e ho detto che se volevano cambiavo data) non paga. Meglio chiamare la mattina e dire “Oggi non vengo” Forse funziona. Proveremo, anche se non è nel mio modo di fare.

ponga

Ripetitività

Le motivazioni che portano a cercare un altro lavoro sono molte, per ognuno diverse. Tra le mie, quella che più mi spinge a cercare di andarmene di qua, è la ripetitività del mio lavoro.

Quando esco dall’ufficio, di solito chiamo mia mamma per raccontarle come è andata a giornata e, da qualche tempo a questa parte, mi accorgo che le racconto, e quindi faccio, sempre le stesse cose. Le giornate si svolgono tutte uguali, alcune più stressanti altre meno, ma uguali. Stessi clienti contattai, stessi lavori da portare avanti, stessi discorsi in ufficio.

Questo non mi piace, per crescere, arricchirmi e imparare, per tenere sveglio e in allenamento il mio cervello, questo non è abbastanza. Cambiare diventa una necessità.

ponga

Trasferimenti

Per me, che vivo in una città, ho il moroso in un’altra e la famiglia in un’altra ancora cercare lavoro vuol anche dire allontanarsi e riavvicinarsi. Una volta all’uno e una volta all’altro.

Adesso che sto cercando lavoro, alla scelta del lavoro si aggiunge anche quella della città. E un’idea sorge spontanea. In certi momenti lo sento come una sconfitta, in altri semplicemente un ritorno, ma a dirla in breve ho deciso di tornare a casa. Sì cerco lavoro a casa che almeno comincio a mettere qualcosa da parte. Qui, fuori sede, guadagno abbastanza ma risparmio una cicca e il risultato è che sto lontana tanto dai miei quanto dal moroso e in compenso passo i miei fine settimana su un treno, una volta in su e una volta in giù.

Tornare a casa semplifica anche gli affetti. Riduce gli spostamenti (che diventerebbero solo in giù e potrebbero essere più frequenti), Aumenta il risparmio. Questi gli elementi positivi.

Dall’altra tornare a casa vuol dire rinegoziare un rapporto di convivenza con i miei che non esiste da ormai 7 anni a questa parte e che l’ultima volta è stato quando ero alle superiori e non facevo praticamente nulla. Insomma sarebbe tutto da ricostruire e bisognerebbe riabituarsi ad una dipendenza e a una convivenza a cui non lo so se sono più abituata.

Come tutte le scelte ha i suoi pro e i suoi contro, ma in qualche modo semplifica e un po’ di sacrificio da questo punto di vista se serve va bene.

ponga

La maleducazione

Mandare curriculum ormai è paragonabile ad un’arte.

La mail di presentazione deve essere sufficientemente sintetica da non annoiare il lettore e nemmeno troppo corta per non sembrare a sua volta un annuncio di “Cerco lavoro”. Deve essere vaga al punto da invitare il lettore a leggere il cv, sempre più dettagliato, ma allo stesso tempo abbastanza precisa da far sembrare voi e il vostro profilo adatti al posto di lavoro per cui scrivete. Il tono a sua volta deve essere educato e cortese, senza però scadere nel servilismo (del tipo ti do anche del vostra maestà, basta che leggi e mi ricontatti).

In sintesi: scrivere un cv e la sua lettera di presentazione è un esercizio continuo di equilibrio, richiede molte capacità e pazienza, ma allo stesso tempo, inutile negarlo, gran fortuna. La lettera che può piacere a Tizio può sembrare tremenda a Caio, quella che può interessare il primo tanto da ricontattarvi al secondo può fare tanto fastidio da cestinarla subito senza nemmeno andare oltre la terza riga.

Quello che però non sopporto è la maleducazione nella risposta. A chi riceve un cv si presentano tre possibilità: se interessato rispondere positivamente, se non interessato semplicemente cestinare il tutto e non rispondere, se forse interssato in futuro prendere il cv, metterlo nella banca dati dell’azienda e stop.

Purtroppo alcuni sono convinti che ci sia anche una quarta possibilità e oggi sono incappata in una di queste. Alla mia mail tradizionale, educata in cui mi rivolgevo alla Dott.ssa xx dandole del lei e sottoponendole il mio cv, è seguita una risposta di tre righe, sgrammaticata, in cui apostrofandomi con ciao, segue una domanda maleducata che riassumerei e parafraserei in “Se non mi dai più dettagli ho difficoltà a capire se sei la persona di cui ho bisogno”; il tutto corredato da un “Io ho bisogno su Milano”.

Miss educazione innanzitutto a lei si risponde con lei e a buongiorno con buongiorno. Secondo se leggevi la mail leggevi pure che sono disponibile a trasferimenti e terzo non scrivo di certo in una mail di primo contatto addirittura i clienti che seguo! Quelli poi, se mi va e se posso, te li elenco faccia a faccia in un futuro incontro.

Ma ad una mail del genere io rispondo solo con una parola: cestino. Non ho al momento così bisogno di lavorare (già lavoro) per andare ad infilarmi in un ambiente dove la maleducazione e il non-rispetto per il prossimo traspaiono già da una mail.

ponga

Stati d’animo nel cercare lavoro

Non sono soddisfatta del mio lavoro (lo si capisce mi sa, vero Eleonora?) e quindi sono in cerca.

Quando sei insoddisfatto ci sono due stati d’animo:

- arrabbiatura: quando sei arrabbiato hai la voglia vera di cercare nuove opportunità, riesci a scovare annunci in ogni dove e a mandare cv in tutte le direzioni

- delusione: quando sei deluso ti prende l’apatia, senti che devi cambiare, senti che sei tu che devi far sterzare la situazione, ma non ce la fai

Personalmente sono sull’altalena. Alterno giorni in cui cercare mi risulta facile e mi dà soddisfazione trovare nuovi indirizzi a cui mandare il curriculum e giorni in cui mi prende l’apatia, so benissimo cosa devo fare ma mi sembra di non averne le energie. Credo che alla base di tutto ci sia proprio l’insoddisfazione che a volte dà uno stimolo e a volte l’opposto. Il problema è che senza voglia di cercare e di scovare nuove possibilità è difficile cambiare le cose, si tratta di una continua lotta tra queste due sensazioni.

ponga

Studiare lavorando

Dopo anni di studio, quasi solo studio, aver smesso di punto in bianco fa uno strano effetto. Quando sei all’università, non vedi l’ora che tutta quella teoria smetta di accumularsi e speri che il lavoro ti porterà a completarla con altrettanta pratica.

Nel mio caso non è stato così. La pratica c’è, ovvio, ma si tratta di routine, meccanismo che si ripetono e che non variamo, crescita personale poca e una latente idea che il mio cervello non sia sfruttato. Forse sono capitata male, lavoro in un’agenzia piccola dove il tenersi aggiornato si fa sfogliano le riviste e soffermandosi cinque secondi sulle pubblicità altrui per commentarle. Ma tutto ciò mi sembra poco costruttivo. Non c’è l’idea, che secondo me sarebbe molto positiva, di dedicare una mattina al mese a qualche approfondimento, a vedere cosa fanno le grandi agenzie creative anche fuori dall’Italia. Non ci l’idea di crescere e migliorare, c’è solo l’idea di crescere in fatturato. O forse è la mia posizione, di operativa e non di creativa, a farmela sembrare così. Ma allora ho semplicemente sbagliato lavoro.

In compenso tento di compensare studiando le lingue, un jolly che spero di poter sfruttare nei prossimi lavori. Per il momento una, il francese, a cui dedicao i miei dopocena, con fatica e a volte noia (perchè no). Ma quando poi leggo un brano, faccio un esercizio e vedo che le cose “mi vengono” penso che il mio cervello non è ancora addormentato dalla routine. E spero che non succeda.

Studiare lavorando è faticoso, ma almeno a me dà soddisfazione. Mi dà l’idea di aver trovato un compromesso tra la tutta teoria dell’università e la tutta pratica del mio lavoro.

ponga

E se quando lo cerchi…

Che sto cercando lavoro lo si era capito. Però, non so se a voi succede, a volte anche in questo sono molto lunatica.
Ci sono dei momenti in cui questo lavoro non lo digerisco, momenti in cui se me ne offrissero un altro in un attimo lo accetterei. Quando invece cominciano a girare le cose e nel giro di due giorni mi chiamano per altrettanti colloqui, mi vengono pensieri opposti. La paura di cambiare forse? Il classico mai lasciare la strada vecchia per la nuova? Non so che dire.
Certo che trovarsi a dover decidere se cambiare o meno quando la situazione non è stabile è difficile. In questi momenti mi faccio forza pensando che è inutile precorrere i tempi, è giusto fare colloqui e decidere solo quando è realmente il momenti di decidere. Allo stesso tempo mi dico di portare avanti la mia ricerca ricordandomi quanto sono stata male e quanto nervoso ho patito per settimane, nemmeno troppo lontane.
Insomma la strada del lavoro, in generale è in salita. E forse lo è perchè per la prima volta ci troviamo ad essere veri e propri fautori non solo del nostro futuro, ma anche del nostro presente. Le superiori prima e l’università dopo sono difficili da scegliere, in quel momento ti pare di prendere una decisione per il tuo futuro; ma una volta presa, per cinque anni almeno, lo strada è quella e le preoccupazioni sono solo sul come percorrerla. Ben diverso è il mondo del lavoro: le decisioni hanno dirette ripercussioni sul presente, fare discorsi pensando al futurop diventa molto difficile e in ogni momento la decisione riguarda sia la strada da sceglierla sia il come percorrerla.

ponga

Cerco lavoro con i siti

L’abbiamo fatto tutti, una volta deciso di cambiare lavoro. Ci siamo iscritti a tutti i siti di ricerca lavoro, abbiamo inserito il nostro cv e cominciato tutti i giorni a sfoltire e sondare offerte su offerte che arrivano tramite mail.

Personalmente ho circoscritto la ricerca a lavori in ambito comunicazione e marketing. Mi viene però il dubbio della concezione altrui di questo settore. Vi giuro salta fuori di tutto. Sarta, modellista e oggi pure “singerista” (specialista con la Singer?!?!) e vi giuro che nel curriculum non ho scritto che amo il cucito! Una volta ho anche trovato un bell’annuncio come comandante di volo e capite anche voi che l’analogia tra volo e comunicazione è immediata: per lavorare nella comunicazione faccio prima a volare in un altro paese. Lasciamo poi perdere la miridiade di corsi che propongono attraverso la ricerca di lavoro, come dire, intanto che noi facciamo finta di facilitarti la strada verso il lavoro, che ne dici di fare un altro po’ di studio? Il meglio poi sono i siti dei giornali come Corriere o Sole 24Ore, dove se non sei almeno manager di qualcosa, lascia peredere (come se i manager, per trovare lavoro, facessero riferimento al sito del Corriere).

Insomma, trovare lavoro con i siti è difficile, farsi una risata con le proposte che arrivano meno.

ponga

Perchè sto cercando un lavoro

Fa strano dirlo, ma quando vado alle cene con i compagni di università, mi tocca pure stare zitta. Passo per la fortunata.
Dopo tre mesi di stage, sono stata assunta per un anno, con contratto a progetto. Si tratta di un’agenzia di pubblicità, è quindi nel campo comunicazione. Dopo due mesi di ritardo sull’assunzione, dovuti ad una estenuante lotta per ottenere un aumento, ce l’ho fatta. Da primavera sono assunta.

A parole quindi io devo essere contenta, non mi devo lamentare e tutto va bene. Ma non è così. Il lavoro che sto facendo non mi piace, è ripetitivo e routinario al massimo e molto spesso mi sento una segretaria, piuttosto che un account.

E così adesso sono qui che cerco lavoro.

ponga

In cerca di un nuovo lavoro

Primo post di questo nuovo blog.
Ne ho aperto un altro perchè volevo parlare liberamente della mia nuova ricerca di lavoro.
Si mescoleranno istantanee sull’attuale e sui vecchi lavori e sulla ricerca di un nuovo posto.

Benvenuti
ponga



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