Archivio per luglio 2008

Errori

L’altro giorno ho fatto un errore. Non sono stata abbastanza attenta e l’errore mi è scappato sotto gli occhi. Per colpa mia un collega ha dovuto rifare il lavoro già fatto ed un altro ha perso tempo a capire cosa ci fosse di errato. Ma ho avuto fortuna.
Non perchè l’errore sia stato senza conseguenze, non perchè non siano riusciti a risalire al “colpevole”, ma solo perchè è capitato non con il mio capo, ma con una delle persone del mio ufficio che più ha capito cosa vuol dire far crescere un nuovo assunto.
Quando abbiamo fatto la riunione per capire dove fosse lo sbaglio, lì dove è venuto fuori che ero io che mi ero lasciata sfuggire un passaggio, cosa che ho ammesso, prendendomi tutte le mie responsabilità, non mi sono sentita accusata. Mi è stato spiegato dove ho sbagliato, il responsabile ha ammesso che probabilmente doveva starmi più dietro perchè era la prima volta che svolgevo un lavoro del genere e non dovevo essere lasciata sola, abbiamo chiarito la cosa e stop. Nessuna recriminazione dall’altro capo, nessun fare la spia come invece ho visto va per la maggiore qui, nessun muso tenuto tutto il giorno (come alle medie) come spesso succede qui.

Si è trattato di un errore? Spiegato, capito e chiesto scusa.

Non solo non mi è sembrato meno grave lo sbaglio perchè non ne è stata fatta una tragedia. Non solo non mi sono assunta le mie responsabilità perchè non si stava cercando “IL” colpevole. Non solo non ho imparato. Anzi. Mi sono sentita come una che sicuramente deve ancora imparare, ma che ha capito e proprio dai suoi errori impara di più. In aggiunta essere trattata così, in un modo così corretto e così adulto, mi fa e farà stare ancora più attenta.

Peccato che questa persona sia l’unica a comportarsi così in questo ufficio. Ed è per questo che voglio cambiare.

ponga

Decisioni prese

Ho rifiutato. Ho telefonato e inventato una scusa e ho rifiutato.
In questo momento ho poche certezze, tra queste c’è quella di voler cambiare città e fare un lavoro che mi piaccia. Quest’opportunità, per quanto allettante (perchè era una grande coperativa, perchè era un lavoro nuovo e probabilmente meglio pagato) creava troppi scompensi in un equilibrio che in questo momento mi serve mantenere per poter prendere altre decisioni, a mio parere più importanti.

Quel momento in cui la decisione la prendo, mi fa sempre lo stesso effetto. Basta un momento per trasformare quella tensione e quel continuo arrovellarsi su pro e contro in una grande tranquillità. Sono contenta di questo aspetto del mio carattere, aspetto che mi è costato molto per costruirlo e imparare a gestirlo: quando prendo una decisione, se è pensata e ponderata, riesco ad essere convinta della mia posizione. Non mi vengono i ripensamenti e i rimpianti e quindi, una volta deciso, mi sento molto meglio. Non è sempre così lineare il processo, ma a volte funziona.

E quindi adesso tranquillamente cerco altrove e altre cose.

ponga

Crisi di dubbi

Qualche settimana fa ho fatto un colloquio. La coperativa che aveva bisogno di un collaboratore è una grossa coperativa sociale della città, la persona che cercano è una persona stabile, da formare e che una volta formata venga assunta in pianta stabile, di stipendio non abbiamo parlato.
Oggi mi hanno chiamata dicendomi che il primo colloquio è stato positivo e che sono entrata nella rosa ristretta dei candidati che dovranno affrontare un secondo colloquio.

Ora io sono immersa nei dubbi, sommersa dalle domande e non so se accettare questo secondo colloquio. Ecco perchè.

1) il lavoro che mi offrono non mi piace. L’azienda sì ma la mansione offerta no. Per me, per la mia personalità, ai miei occhi è un lavoro noioso che non voglio fare.
2) il lavoro che mi offrono è qui, in questa città da cui voglio andarmene e per lo più è un lavoro stabile, con un lungo periodo di formazione che da solo coprirebbe i mesi che mi sono data per andarmene.
3) il lavoro che mi offrono è molto, molto specialistico e specifico. Le capacità e le conscenze che apprenderei sarebbero inutili altrove, soprattutto nel settore in cui io vorrei lavorare.
4) un lavoro, anche se non mi piace, ce l’ho già, ho un contratto, uno stipendio e un ambiente di lavoro tranquillo in cui. incazzature a parte, sto decente.
5) cambierei volentieri se questo cambiamento fosse nella direzione lavorativa che mi interessa.
6) cambierei volentieri se questo cambiamento fosse nella direzione geografica che mi interessa.

Sto decidendo per il no, ho intenzione di chiamare e dire che non voglio fare un secondo colloquio. Voi cosa ne pensate?

ponga

Colloqui

In realtà non è solo periodo di arrabbiature e delusioni sul lavoro di oggi. In questo periodo sto sostenendo anche qualche colloquio. Uno qualche settimana fa, uno lunedì e speriamo che salti fuori anche qualcosa di nuovo. In nessuno di questi mi si offriva il lavoro che mi piacerebbe fare, ma per il momento sono dell’idea che è importante cambiare e fare un’altra esperienza, quello che voglio arriverà!

Ormai ai colloqui mi presento abbastanza tranquilla; fatto il primo, molto impegnativo, ho imparato come presentarmi e come presentare il mio profilo e la mia esperienza in modo che sembri rispecchiare il più possibile la persona che cercano. In più, per quanto il lavoro che faccio ora e l’ambiente mi abbiamo stufato, cercare lavoro avendone già uno semplifica le cose, dà l’idea che non stai correndo alla ricerca spasmodica di uno stipendio. Non dico che posso scegliere e decidere chissà cosa, ma almeno so che ho uno stipendio e che non sono a secco.

Aspetto risposte dai colloqui fatti e continuo a mandare cv… speriamo!!!

ponga

Memoria scarsa

Spiegazione per le chiamate di ieri.

Spiegazione numero 1: avevo capito che tornavi nel pomeriggio e che avessi preso solo mezza giornata libera.
Sappiate che da ora, la giornata verrà compresa come mezza giornata.

Spiegazione numero 2: non me l’avevi detto.
Io rispondo che non solo l’avevo detto, ma avevo anche fatto scegliere il giorno. Al che, il capo dalla scarsa memoria mi dice che quando manco devo ricordarglielo il giorno prima. Io rispondo che venerdì ho detto che ci saremmo visti martedì. Probabilmente dovevo esplicitare, con sottotitoli acclusi IO NON CI SONO LUNEDI’, CHIARO VERO?!?!? E aspettare una risposta scritta.

A conclusione del tutto aggiungo di avere una collega con uguale mansione, arrivata due mesi dopo di me, che ha già fatto almeno 10 giorni di malattia che va aggiunta ad un’assenza stabilita tra le 13 e le 17 di ben due giorni a settimana.

La prossima volta chiamerò la mattina e dirò che non mi sento bene. La prossima volta mi sorgeranno degli impegni inderogabili quando mi gira a me.

ponga



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