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Memoria scarsa

Spiegazione per le chiamate di ieri.

Spiegazione numero 1: avevo capito che tornavi nel pomeriggio e che avessi preso solo mezza giornata libera.
Sappiate che da ora, la giornata verrà compresa come mezza giornata.

Spiegazione numero 2: non me l’avevi detto.
Io rispondo che non solo l’avevo detto, ma avevo anche fatto scegliere il giorno. Al che, il capo dalla scarsa memoria mi dice che quando manco devo ricordarglielo il giorno prima. Io rispondo che venerdì ho detto che ci saremmo visti martedì. Probabilmente dovevo esplicitare, con sottotitoli acclusi IO NON CI SONO LUNEDI’, CHIARO VERO?!?!? E aspettare una risposta scritta.

A conclusione del tutto aggiungo di avere una collega con uguale mansione, arrivata due mesi dopo di me, che ha già fatto almeno 10 giorni di malattia che va aggiunta ad un’assenza stabilita tra le 13 e le 17 di ben due giorni a settimana.

La prossima volta chiamerò la mattina e dirò che non mi sento bene. La prossima volta mi sorgeranno degli impegni inderogabili quando mi gira a me.

ponga

Nervosi

Ho preso un giorno libero. Motivato, chiedendo se andava bene o se per qualche ragione era meglio rimandare (visto che potevo farlo). MI è stato detto che non c’erano problemi e così oggi sono a casa per una semplice visita medica e un po’ di relax e domani torno al lavoro.

Bene, nel corso del pomeriggio ho già ricevuto due chiamate dal lavoro: la prima per dirmi che aveva chiamato una cliente (e io da qui che ci posso fare?) e la seconda dal capo per chiedermi se arrivavo oggi oppure no. Dico io, lo sapete che andare a casa a fare una visita per me vuol dire fare duecento km all’andata e duecento al ritorno. Ho chiesto e mi avete detto che andava bene. Non è per nessuna urgenza che mi chiamate quindi dico io: è possibile che da venerdì a lunedì nemmeno più vi ricordate che ho semplicemente chiesto una giornata libera?

In ufficio c’è chi ha la bella e frequente abitudine di chiamare di prima mattina e dichiarare a scelta mal di pancia, emicranie e febbri dell’ultimo minuto (un po’ troppo frequenti per crederci, viste anche le facce riposate e abbronzate del ritorno), io invece mi preoccupo addirittura di chiedere se posso prendere il giorno o se è meglio rimandare e poi in un pomeriggio già mi chiamate in due?

Fose la strategia dell’onestà e la disponibilità (ho detto per cosa venivo su e ho detto che se volevano cambiavo data) non paga. Meglio chiamare la mattina e dire “Oggi non vengo” Forse funziona. Proveremo, anche se non è nel mio modo di fare.

ponga

Ripetitività

Le motivazioni che portano a cercare un altro lavoro sono molte, per ognuno diverse. Tra le mie, quella che più mi spinge a cercare di andarmene di qua, è la ripetitività del mio lavoro.

Quando esco dall’ufficio, di solito chiamo mia mamma per raccontarle come è andata a giornata e, da qualche tempo a questa parte, mi accorgo che le racconto, e quindi faccio, sempre le stesse cose. Le giornate si svolgono tutte uguali, alcune più stressanti altre meno, ma uguali. Stessi clienti contattai, stessi lavori da portare avanti, stessi discorsi in ufficio.

Questo non mi piace, per crescere, arricchirmi e imparare, per tenere sveglio e in allenamento il mio cervello, questo non è abbastanza. Cambiare diventa una necessità.

ponga

E se quando lo cerchi…

Che sto cercando lavoro lo si era capito. Però, non so se a voi succede, a volte anche in questo sono molto lunatica.
Ci sono dei momenti in cui questo lavoro non lo digerisco, momenti in cui se me ne offrissero un altro in un attimo lo accetterei. Quando invece cominciano a girare le cose e nel giro di due giorni mi chiamano per altrettanti colloqui, mi vengono pensieri opposti. La paura di cambiare forse? Il classico mai lasciare la strada vecchia per la nuova? Non so che dire.
Certo che trovarsi a dover decidere se cambiare o meno quando la situazione non è stabile è difficile. In questi momenti mi faccio forza pensando che è inutile precorrere i tempi, è giusto fare colloqui e decidere solo quando è realmente il momenti di decidere. Allo stesso tempo mi dico di portare avanti la mia ricerca ricordandomi quanto sono stata male e quanto nervoso ho patito per settimane, nemmeno troppo lontane.
Insomma la strada del lavoro, in generale è in salita. E forse lo è perchè per la prima volta ci troviamo ad essere veri e propri fautori non solo del nostro futuro, ma anche del nostro presente. Le superiori prima e l’università dopo sono difficili da scegliere, in quel momento ti pare di prendere una decisione per il tuo futuro; ma una volta presa, per cinque anni almeno, lo strada è quella e le preoccupazioni sono solo sul come percorrerla. Ben diverso è il mondo del lavoro: le decisioni hanno dirette ripercussioni sul presente, fare discorsi pensando al futurop diventa molto difficile e in ogni momento la decisione riguarda sia la strada da sceglierla sia il come percorrerla.

ponga

Perchè sto cercando un lavoro

Fa strano dirlo, ma quando vado alle cene con i compagni di università, mi tocca pure stare zitta. Passo per la fortunata.
Dopo tre mesi di stage, sono stata assunta per un anno, con contratto a progetto. Si tratta di un’agenzia di pubblicità, è quindi nel campo comunicazione. Dopo due mesi di ritardo sull’assunzione, dovuti ad una estenuante lotta per ottenere un aumento, ce l’ho fatta. Da primavera sono assunta.

A parole quindi io devo essere contenta, non mi devo lamentare e tutto va bene. Ma non è così. Il lavoro che sto facendo non mi piace, è ripetitivo e routinario al massimo e molto spesso mi sento una segretaria, piuttosto che un account.

E così adesso sono qui che cerco lavoro.

ponga